I politici italiani e i social network

di Giulia Pantaleo

social network hanno cambiato radicalmente il rapporto tra politica e cittadini. La politica negli ultimi anni ha investito ingentissime risorse per dar vita ad imponenti campagne di influenza di massa per mezzo dei social network e per sviluppare piattaforme ed app dedicate all’interazione con gli elettori. Gli esponenti politici trascorrono una quota consistente del proprio tempo a veicolare contenuti tramite Instagram, Facebook o Twitter. Che la politica sia stata radicalmente trasformata dall’uso delle nuove tecnologie emerge chiaramente dalla cronaca quotidiana degli ultimi dieci anni. Il 2008 può essere considerata come la data spartiacque. La campagna presidenziale di Barack Obama ha mostrato chiaramente come un uso sapiente e coordinato degli strumenti di comunicazione digitale, e in particolare l’uso dei social network, potesse influire direttamente sulla mobilitazione degli elettori.

Dal quel momento in poi è stato impossibile pensare di far politica senza comunicare sui e con i “social”. Dalla prima elezione di Obama fino a quella di Trump in USA, passando poi per le esperienze italiane del Movimento 5 Stelle e della Lega, l’utilizzo questi tali canali è diventato centrale per determinare vincitori e sconfitti in ogni passaggio elettorale.

Al di là del singolo messaggio politico, trattasi di strumenti essenziali per incidere sul dibattito pubblico e per modificare la percezione dell’opinione pubblica su alcuni temi.

Di seguito vengono analizzati i principali social network utilizzati dai leader politici italiani.

 

INSTAGRAM

Una foto vale più di mille parole. Questa massima è stata accolta da buona parte dei leader politici mondiali, tanto che Instagram, il social network fondato sulla condivisione di video e fotografie, è divenuto uno dei pilatri delle diverse strategie di comunicazione. In Italia sono stati considerevoli gli investimenti dei politici su Instagram negli ultimi cinque anni. In questo lasso di tempo, in molti sembrano aver capito le caratteristiche strategiche di questo social media che pertanto viene oggi utilizzato con notevole destrezza. La possibilità di utilizzare gli hashtag per seguire lo sviluppo dei trend di discussione si sposa con la forza di immagini e dei video che, pubblicati nelle stories, riescono a raccontare h 24 le ormai permanenti campagne elettorali dei politici. I risultati in termini di crescita sono stati più che evidenti. Buona parte dei politici ha abbracciato la cultura del selfie. I politici mettono in conto di dover essere immortalati con i propri fan in un selfie di routine, come fosse la firma di autografi. Durante le campagne elettorali si moltiplicano i post su Instagram che immortalano le folle di elettori raggruppatesi intorno al proprio leader politico. Passerelle nei palazzi, convegni, riunioni di partito, domeniche al parco, tramonti al mare, gite in montagna, carboidrati in tavola, animali domestici e, nell’ultimo anno, quarantene in casa con i propri familiari. Sono questi i contenuti che riempiono le pagine IG dei nostri politici. La maggior parte dei quali gestisce direttamente il proprio account Instagram. Alcuni, tuttavia, (i più influenti di solito) hanno un social media manager che si occupa del profilo. Instagram è il social dove Matteo Salvini è cresciuto di più in assoluto. Egli vanta 2,3 milioni di seguaci. Le interazioni suscitate dal leader leghista tra gli utenti online sono più che quadruplicate negli ultimi tre anni. Notevole la crescita: nel 2018 aveva solo 520 mila follower. Il profilo dell’ex premier Giuseppe Conte è attualmente seguito da 1,9 milioni di follower. Giorgia Meloni vanta 928 mila seguaci. Segue Luigi di Mario, prima del 2018 il politico più popolare, che oggi si deve “accontentare” di 907 mila fan. Silvio Berlusconi si ferma per il momento a 351 mila seguaci. Parabola discendente per Matteo Renzi: nel 2016 i suoi 88 mila utenti gli consentivano di essere il secondo politico italiano più influente su Instagram, oggi con 249 mila fan è finito in coda. Enrico Letta, da poco tempo alla guida del Partito Democratico, viene attualmente seguito da 58,8 mila follower.

Un post su 10 fra quelli pubblicati dagli account dei politici corrisponde ad un video. I video generano di solito un maggior coinvolgimento degli utenti e ognuno di essi riceve in media quasi 8 mila interazioni. Le foto, per contro, determinano in media quasi 6 mila interazioni. Molti politici, in occasione delle varie elezioni pre-Covid, hanno dato libero sfogo a tutta la propria creatività su Instagram mettendo in risalto il loro lato più frivolo. Si sono fatti ritrarre mentre tifavano la loro squadra del cuore, mentre praticavano sport o mentre mangiavano piatti tipici della tradizione italiana.

Ci sono alcuni politici che investono moltissimi euro sui social. Matteo Salvini tra il 2019 e il 2020, in meno di un anno cioè, ha speso 253.466 euro solo per sponsorizzazioni su Facebook.

I fattori da considerare sono tanti, ma nel complesso i politici di centro-destra sembrano molto più agguerriti su Instagram rispetto a quelli di centro-sinistra. Instagram, secondo molti esperti di comunicazione politica, al momento, rimane la piattaforma dove è più opportuno sostare per chi naviga il tempestoso mare della politica. Sicuramente è un social che premia chi sa usarlo, ma con esso è più facile che emerga la personalità del leader rispetto all’intero partito.

 

 

FACEBOOK

Come è stato accolto l’invito del presidente Draghi – “prima i fatti e poi le parole” – dai principali partiti italiani? ANSA e DataMediaHub hanno analizzato la presenza su Facebook dei principali partiti politici dall’avvio del Governo Draghi, precisamente dal 13 febbraio al 20 marzo 2021. Se i ministri hanno accolto il consiglio del Presidente del Consiglio, la cui comunicazione, secondo un’impostazione estremamente sobria e istituzionale, si snoda esclusivamente attraverso gli account social di Palazzo Chigi, i partiti a cui appartengono lo hanno fatto meno. La Lega, con una media giornaliera di oltre 71 post sulla propria pagina Facebook, non percorre decisamente la via della parsimonia comunicativa: ben 2.943 i post pubblicati nel periodo oggetto dell’analisi. Segue Italia Viva, la cui azione è stata determinante per la nascita dell’attuale Governo, con quasi 15 post e il Partito Democratico con più di 9 post al giorno di media. Oltre il triplo del secondo partito per numero di interazioni, e primo per numero di follower è il Movimento 5 Stelle. Dei quattro partiti con il maggior numero di follower su Facebook (M5S, Lega, PD e FdI) il Movimento 5 Stelle è quello che ha la maggior capacità di condivisioni. Il 12.96%, pari ad oltre 86 mila condivisioni nel periodo analizzato. È anche quello con la minor incidenza della “reaction” di rabbia, a differenza della  Lega. Le pagine dei leader politici dei partiti di cui sopra, sono piene di contenuti diversi fra loro. Sulla pagina di Matteo Salvini vengono pubblicati anche 10 post al giorno. Dagli auguri a Terence Hill, al buongiorno col caffè e alle foto sul divano, passando per le dirette dall’aula di Palazzo Madama e le conferenze stampa dalla sede del Carroccio, sino ad arrivare alla condivisione di articoli di giornali e servizi televisivi, Salvini si conferma il leader più presente su Facebook. La pagina di Giorgia Meloni ospita mediamente 6 post al giorno, i contenuti non differiscono particolarmente da quelli di Salvini. La leader di Fratelli d’Italia ama mantenere un approccio verace e spontaneo sui social. Enrico Letta interviene sulla sua pagina 4 o 5 volte al giorno. Sulla pagina di Luigi Di Maio vengono pubblicati, con cadenza quotidiana, 2 o 3 post. I contenuti nell’ultimo mese sono di natura prettamente politica. La pagina di Silvio Berlusconi non viene movimentata quotidianamente, anche se in alcune giornate arriva ad ospitare fino a 4 post. Si distingue dalle altre per l’omogeneità della grafica e per le modalità in cui i singoli post vengono costruiti: linguaggio moderato e poca improvvisazione. Matteo Renzi sulla sua pagina non interviene con cadenza regolare e costante, ma nei periodi di massima interazione è possibile veder pubblicati sino a 3/4 post nell’arco di una intera giornata. Negli ultimi anni il suo profilo ha perso di efficacia secondo le indagini condotte. Tuttavia, il suo rimane uno dei nomi più presenti anche nelle interazioni delle pagine di altri leader politici.

 

TWITTER

Ideato nel marzo 2006 da Jack Dorsey e altri membri del gruppo Odeo, nel corso del tempo è diventato il social “politico” per eccellenza. Twitter si adatta meglio alle esigenze della politica, essendo una piattaforma di micro-blogging strutturata su messaggi di testo (i tweet) dalla lunghezza massima di 280 caratteri. I tweet possono contenere anche immagini, video o link, inoltre il loro contenuto può essere catalogato grazie agli hashtag (#), che ne facilitano la ricerca. Grazie a queste sue caratteristiche, Twitter è diventato uno spazio ideale per diffondere slogan elettorali e una narrazione semplificata della realtà: entrambi ottimi strumenti per catturare l’attenzione di chi solitamente non si appassiona ai grandi temi della politica. Non è dunque un caso che molti politici siano riusciti a crearsi un vero e proprio esercito di follower su Twitter nel corso degli ultimi anni. In Italia è Matteo Renzi il personaggio politico più seguito su Twitter con 3,3 milioni di follower. Matteo Salvini vanta 1,3 milioni di seguaci, ma è il  politico più attivo su questa piattaforma con una media di 20 tweet al giorno. Terzo posto per Giorgia Meloni (1 milione di follower), seguita da Giuseppe Conte (998 mila), Luigi Di Maio (730 mila), Emma Bonino (224 mila) e Silvio Berlusconi (159 mila). Al di là dei numeri, ogni leader politico ha realizzato sui propri profili social uno storytelling caratterizzato da tratti comunicativi differenti e personalizzati. Reputation Science, una joint venture tra Community Group e Reputation Manager, ha classificato le “personalità social” dei leader politici italiani nel modo che segue. Matteo Salvini: “infaticabile” sui social. Egli pubblica una notevole quantità di tweet, riguardanti i punti programmatici del suo partito o molti momenti della sua vita privata, mette in evidenza notizie e polemizza con gli antagonisti politici. Giorgia Meloni: la comunicazione social della leader di FdI è incentrata su una linea chiaramente “antagonista”. Meloni infatti contesta nei suoi tweet molte delle decisioni prese dal Governo. Luigi Di Maio: il profilo Twitter dell’esponente del Movimento 5 stelle viene definito da Reputation Science “mediatico”. Il Ministro degli Esteri pubblica pochi tweet, quasi esclusivamente dedicati a pubblicizzare le sue apparizioni sui media tradizionali. Nel rapporto tra numero di fan e interazioni vince Emma Bonino.